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Uno psichiatra, negli anni Trenta, ha l’ossessione di isolare il bacillo della pazzia e odia Freud perché ha paura di essere pazzo: suo padre infatti si è suicidato e sua sorella è internata nel manicomio di cui è direttore. Deluso professionalmente e sentimentalmente il medico sente in uno scompartimento ferroviario un fanatico del regime fascista esaltare idee razziste e si rende conto che la follia sta diventando collettiva.