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Videodrome (1983) è un’inquietante allegoria della contemporanea società della comunicazione di massa: nell’inconfondibile stile, carnale e visionario, del maestro canadese, la vittoria dello spettacolo televisivo sulla realtà assume qui le forme estreme dell’allucinazione continua e della mutazione fisica, ovvero della fusione cyberpunk tra uomo e teleschermo. L’allora trentaquattrenne James Woods veste i panni dello spregiudicato Max Renn, direttore di una piccola emittente televisiva di Toronto, specializzata in programmi a contenuto violento e pornografico. Incuriosito dal morboso voyeurismo di “Videodrome”, una trasmissione pirata che ritrae torture e omicidi, Renn cerca il modo di ospitarla sulle proprie frequenze e ne indaga le origini misteriose. La ripetuta visione del programma genera però su di lui un grave effetto collaterale: allucinazioni che deformano la realtà in maniera sempre più sconcertante.