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Il film racconta la storia del generale Aladeen, dittatore dello stato di Wadiya, che si reca negli Stati Uniti per partecipare a un congresso Onu. Mentre è impegnato a discutere dei processi di democratizzazione, che potrebbero coinvolgere anche i propri sudditi, in patria corre il rischio di vedersi rubare la scena da un pastore di capre, suo sosia dai modi alquanto grezzi, messo a governare in gran segreto dal suo vice Tamir. Ma desiste dal rientrare nella propria terra per via della bellezza di Zoey (Anna Faris), proprietaria di un negozio di cibo biologico che sta cercando di fargli cambiare idea sulle sue convinzioni politiche. Dopo Borat. Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan e Brüno, Cohen (con il fido Charles alla regia) non s’affida più alla forma del mockumentary: Il dittatore segue una narrazione canonica, occhieggia a Il grande dittatore e a La guerra lampo dei fratelli Marx, ma coltiva la propensione a squarciare - con gag selvagge, scatologiche, nonsense, camei geniali - il confine aleatorio tra realtà e apparenze, delitti e ipocrisie.